Dino Mazzotta


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Guaguancò

Passioni

Guaguancò




Le notizie che abbiamo circa la presenza del termine "rumba" risalgono all'anno 1880.
Qui si incomincia a sentire il yambù ed il guaguancò nella città di Matanzas interpretato dai creoli della società Congo Musundi; tra essi Anselmo e Matias Calle, percussionisti, ballerini ed organizzatori del coro "La Lirita" del quartiere di Simpsom.
Nel 1894 il giovane Felipe Espinola, operaio del porto matancero e dignitario della società segreta abakuà, organizza il gruppo "Los Marinos" che suonava e cantava per le strade di San Vicente, la sua residenza, tra "La Grazia" e "San Francesco".



Nel 1896-1897 si ascolta nelle rumbe habanere il yambù, la Columbia ed il fantastico guaguancò, questo ultimo portato dai fratelli Apolonio e Carlos Víctor Lamadrid, operai portuali matanceros, che più tardi fissarono la loro residenza alla calle Bernal 22, quartiere di Colòn. Fu nel 1898 che, un corista di origine sconosciuta classificato come tenore e di nome Arturo Adami, registrò un fonogramma di "metallo" di 2 minuti per la casa produttrice Edison. Fu intitolato "I Rumberos".
Agli inizi del secolo XIX nascevano, nei principali quartieri marginali di Matanzas e La Habana, piccole masse corali conosciute come "coros de clave" che intonavano canzoni popolari provenienti dai propri casati, dove il primato di neri, mulatti e galiziani era il fattore più interessante e dove, concordi tra loro per una spontanea convivenza ed una solida e forte fratellanza di carattere religioso, si mescolarono gli accenti cattolici con quelli africani lucumi, congo, abakuà, ecc.
Questi cori costituirono un fenomeno di carattere collettivo, festivo e nettamente popolare.
La rumba coltiva 3 generi di canto e ballo, uno differente dell'altro: il yambù, la Columbia ed il guaguancò.

Nei casati della città di Matanzas fu creato il tranquillo canto e ballo che conosciamo come Yambù: prima espressione lirica e danzabile che identifica la rumba.
Il suo disegno coreografico, con stile personale, e le sue figure ritmiche con una determinata e lenta cadenza dà l'opportunità di vedere la relazione della coppia.



Il guaguancò: È l'espressione più sviluppata di tutta la musica che si interpreta nella festa della rumba.
Nel guaguancò si riflettono i sentimenti patrii, le passioni ei problemi quotidiani della popolazione. La sua semplice struttura, la sua aria o tempo, la metroritmica e lo stile danno a chi l'ascolta un insieme sonoro di innumerabili valori artistici e popolari.
In questo ritmo i musicisti prendono i canti introduttivi, o terzi del cantante, e lo fanno chiamare "segnale di canto", che è interpretato dal cantante guida, principale o tonista, la cui missione è dare il senso grammaticale ai testi, combinare le voci e dirigere il gruppo; i neri creoli lo chiamavano "Mayor de coro".
Dalla società negriera Congo Musundi prendono gli elementi formativi della cellula iniziale per la ritmica del guaguancò.
Il suo primo strumento di creazione popolare fu di diversi tipi: il fondo di un armadio, una parete di legno o una cassa di baccalà per "tumbar"; una sedia di Viena, una scatola di candele o una di tabacchi vuoti per "quintiar"; due cucchiai colpiti contro una scatola per "registrare" il ritmo.
Attualmente si suona con tre tamburi o "cassetti" (salidor tre-due e quinto), accompagnato dalle clave ed dal catà (due bacchette di legno che hanno la funzione dei cucchiai di una volta) per accentuare il ritmo.
Il guaguancò è suonato, cantato e ballato, è considerato la festa più popolare dell'isola della musica, Cuba.
La rumba cubana non morirà mai, come non moriranno mai le manifestazioni folcloristiche con sentimento popolare.


El Columbiano de Italia | dinomazzotta@libero.it

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